UNA REGIONE SENZA POLITICHE PER LA CASA

Il dibattito che si è aperto sulla manovra finanziaria del Governo in materia di affitti brevi ha di fatto attualizzato e riproposto uno dei cardini dei diritti fondamentali dei cittadini, ovvero il diritto alla casa e all’abitazione.

Il crescente fenomeno speculativo degli affitti brevi, a causa dell’indubbio vantaggio economico che produce rispetto alla disponibilità di alloggi a lungo termine, sta sottraendo in maniera significativa in tutto il paese e in maggior misura nelle grandi aree urbane, la disponibilità di abitazioni per le famiglie, gli studenti e i lavoratori.

Tale problematica ha ricadute dirette e significative sugli assetti sociali a cominciare dalla difficoltà delle coppie di metter su famiglia, fino all’impossibilità di rendere accessibili corsi di laurea a studenti le cui famiglie devono disporre di risorse importanti per poter assicurare ai propri figli il diritto alla formazione universitaria e dunque, riproponendo un limite elitario alla alta formazione.

Per altro verso, anche nella nostra Sardegna le politiche pubbliche della casa sono all’anno zero e da almeno 20-30 anni non vengono più finanziati interventi di nuova edificazione nel territorio regionale né nei singoli Comuni e neppure nelle aree a forte tensione abitativa. Non è un male recente. Infatti da almeno dieci anni le politiche regionali, tutte rivolte all’annuncio, alla propaganda e ai ritorni di immagine, hanno dimenticato le politiche abitative pubbliche e gli assessori regionali ai LL.PP di turno, sono costantemente impegnati ad esporsi mediaticamente su tutto e sul nulla, lasciando ad altri la contemplazione dei reali fabbisogni. Di recente la Giunta regionale ha predisposto un budget finanziario di almeno 130 milioni di euro sulla casa e sull’edilizia pubblica, in parte prelevandoli dagli accantonamenti della stessa Azienda Regionale per l’edilizia abitativa ed in parte recuperandoli all’interno di programmi regionali di opere pubbliche. Tutti questi soldi sono stati finanziati per le sole manutenzioni degli immobili di edilizia pubblica, dimenticandosi totalmente delle 4/5 mila famiglie che aspettano, nelle graduatorie di tutti i Comuni della Sardegna, di poter accedere ad una casa, avendone i requisiti. Perché tutto questo? Perché si viola la destinazione obbligatoria degli accantonamenti a favore delle nuove abitazioni e sostenere soltanto la pur necessaria manutenzione degli alloggi in gestione? E’ una domanda alla quale l’indaffarato Assessore Regionale dovrebbe rispondere assieme al perché abbia scelto la continuità totale rispetto alla Giunta Solinas confermando il Direttore Generale nominato dalla destra, mantenendo i vertici di AREA per oltre un anno dopo l’insediamento e senza imprimere alcuna innovazione nel metodo e nella sostanza delle politiche abitative in Sardegna. Sappiamo bene che le procedure di appalto degli interventi manutentivi sono più veloci di quelle necessarie per l’appalto di nuove costruzioni, ma la domanda è la seguente: interessano maggiormente i bisogni reali dei cittadini o le procedure più addomesticabili in funzione dell’esigenze elettoralistiche e propagandistiche dei governi di turno? Allo stato delle cose, considerata la sostanziale inutilità di fatto dell’Osservatorio ORECA, non esiste alcuna fonte accreditata in Regione per dichiarare quale sia il reale fabbisogno di abitazioni in Sardegna e dunque quello che fa testo è la lista di attesa di alcune migliaia di nuclei familiari, desumibile dalle graduatorie in essere presso i Comuni per l’edilizia residenziale pubblica. Questo bisogno di casa in Sardegna è del tutto inascoltato a fronte di un governo regionale che dovrebbe avere, per fatto costitutivo, maggiormente a cuore il bisogno delle fasce più deboli e in difficoltà ma che negli ultimi anni ha scientemente indebolito, fino a renderla mera esecutrice dei voleri dei vertici politici di turno, l’Azienda regionale AREA, per almeno dieci anni non a caso mantenuta in regime Commissariale. Tanto è il disinteresse nei confronti di chi ha bisogno di casa in Sardegna che la Giunta Regionale su proposta del suo Assessore ha approvato la delibera n.31/21 del 11.06.2025 con la quale il risultato di amministrazione disponibile di AREA per il 2024, pari ad euro 5.353.737,75, è stato tagliato di euro 4.000.000 con trasferimento di dette somme alle entrate della Regione. Un modo come un altro per dire che i bisogni di abitazione e di casa in Sardegna sono secondari ad altri e meno dichiarati interessi della Regione. Eppure sarebbero state necessarie politiche incisive per implementare l’accesso alla prima casa, vendendo agli inquilini che lo richiedessero le abitazioni più vecchie che assorbono maggiori oneri manutentivi, ed investendo in nuove abitazioni da realizzare prioritariamente acquistando e recuperando gli immobili abbandonati o in disuso nei tessuti urbani dei nostri Comuni, evitando così nuovo consumo di suolo e rivitalizzando l’impresa artigiana locale nel recupero conservativo e innovativo dei nostri contesti urbanizzati. Politiche lungimiranti non vi è dubbio, meno clientelari e meno appetibili per la scadente classe politica che ci governa e sulla quale anche la Corte dei Conti avrebbe titolo per mettere ogni tanto il naso con riguardo alla gestione dei fabbisogni e al rispetto dei canoni di finanziamento, ivi compreso il silente contrappasso di un fenomeno di morosità dilagante (leggasi danno erariale) alla quale non si accenna alcun rimedio organico e efficace.

Ecco, mi parrebbe utile avanzare una osservazione leggera ma efficace: invece che litigare sul titolare dell’Agricoltura perché i Progressisti non rivendicano l’Assessorato ai LL.PP in grado di dare loro la possibilità di realizzare gli obiettivi sociali per l’accesso alla abitazione, alla dignità dell’abitare e migliorare la condizione di precarietà di migliaia di sardi? Non dovrebbe essere questo anche l’ambizione della Presidente della Regione?

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